Lissone premia la OEB, Brugola: «Conquistiamo gli Stati Uniti, ma la Brianza è imbattibile»

L’azienda è di quelle che danno lezione di internazionalizzazione, presente sui mercati esteri tanto da essere in procinto di aprire una fabbrica negli Usa, con personale italiano per formare i dipendenti. Il riconoscimento per il suo impegno la Oeb l’ha avuto dalla sua città, Lissone, ed è l’“Angelo d’oro”.

«Un riconoscimento - spiega Egidio Brugola, presidente e amministratore delegato - molto gradito e sentito, indipendente dal successo industriale, che premia il nostro impegno umano e sociale. Mio nonno nella seconda guerra mondiale garantiva la mensa gratuita ai dipendenti ed è sempre stato generoso con la chiesa locale e con la gente. Mio padre ha donato svariate ambulanze e partecipato ad attività benefiche e la stessa cosa cerco di fare io. Vengono riconosciuti i valori di una famiglia di persone che credono in una economia sana e vogliono dare un contributo dal punto di vista sociale».

L’azienda dei Brugola, d’altra parte, è sulla cresta dell’onda anche per quanto riguarda le sue performance industriali, meritandosi l’interessamento del Fondo italiano di investimento che ha permesso un aumento di capitale da 7,5 milioni di euro. Una cifra che potrebbe anche aumentare in futuro: «I soldi - continua Egidio Brugola- servono solo ed esclusivamente a sviluppare il progetto americano. Già oggi per la Ford siamo un fornitore importante, ma vogliamo diventare i numeri uno anche negli Usa per le viti per i motori». Sul mercato statunitense OEB lavora già in parte anche per Gm, la General Motors, e comunque il giro di affari si potrebbe allargare ancora.

«Ci sono margini che adesso non possiamo quantificare - spiega l’ad del gruppo - Vogliamo produrre lì, per Ford, quello che produciamo in Europa, ma ci sono possibilità di espansione del fatturato».

La fabbrica di Detroit, promessa l’anno scorso al governatore del Michigan in visita a Lissone, dovrebbe partire intorno al 10 luglio. Per adesso nel sito industriale si fanno prove, test e le prime campionature. Uno stabilimento che rileverà le 15 persone che già prima facevano parte del polo logistico dell’azienda negli Usa, anche se nel giro di un paio d’anni, i dipendenti potrebbero diventare 60.

«Banche, Camera di commercio, cittadinanza, qui - chiosa Brugola - abbiamo trovato una grande apertura e una ottima predisposizione nei nostri confronti. Certo. un po’ di burocrazia c’è anche negli Stati Uniti. Comunque gli americani sono bravi e volenterosi ma il modo di lavorare dei brianzoli non ha eguali nel mondo». Per questo la formazione del personale americano è svolta da una decina di italiani che fanno la spola con Detroit per insegnare ai colleghi. L’azienda intanto guarda al futuro: nel 2015 l’obiettivo è di far crescere il fatturato oltre i 126 milioni attuali. Nel 1993 la quota era “solo” di 18 milioni.

Fonte: il cittadino_28_3_2015.pdf